Il ponte Visconteo di Quarona.

(appunto proposto da David Ciscato)

La sera del 5 luglio 1944, durante una ritirata dei partigiani, un tubo di gelatina distruggeva uno dei monumenti più antichi di Quarona, il ponte visconteo sul torrente Cavaglia. Sopra l'arcata del ponte, che era notevole per ampiezza e per la forma a schiena di mulo, erano inserite due pietre, una delle quali portava incisa l'insegna del biscione --"la vipera che i Melanesi accampa"-- e l'altra recava la seguente iscrizione in corsivo gotico, non elegante:

 

 

M C C C

LXXIIII

D.I. X. X

M. C. LD.

I O N S

+ DI. MI.

 

 

Essa può essere interpretata così: 1374 Dominicae Incarnationis, X-X Memoriae causa laudandi Iohannis + Domini Mediolani (alla memoria del lodevole Giovanni Signore di Milano).

Questa iscrizione, per alcune deduzioni che permette di ricavare, è di notevole importanza per la storia della Valsesia: il ponte fu, dunque, costruito da Galeazzo Visconti, che dal 1354 era signore di Milano. La data della sua costruzione rivela che l'influenza viscontea sulla Valsesia è anteriore di qualche anno al 1377, in cui ebbe inizio la dominazione diretta di quella potente famiglia.

Il resto dell'iscrizione ci consente di studiare il modo con cui la potenza dei Visconti si affermò sulla nostra valle. Galeazzo Visconti, con i suoi fratelli Matteo e Bernabò, era succeduto nel 1354 allo zio Giovanni, già vescovo di Novara, poi passato a reggere l'Archidiocesi di Milano, ottenendo anche la signoria dello Stato. L'arcivescovo Giovanni, unico esempio di mitezza in casa Visconti, aveva richiamato i tre nipoti dall'esilio a cui li aveva spinti Luchino Visconti per il sospetto di complicità nella congiura di Francesco Pusterla.

Ora, Galeazzo Visconti cominciò a porre piede in Valsesia con la costruzione di questa bell'opera pubblica e non già agendo in maniera aperta, ma ricorrendo alla dedica ad un uomo che si era reso noto e forse benemerito in Valsesia quando era vescovo di Novara e al quale il nipote doveva il principio della sua fortuna. E', dunque, un piccolo romanzo famigliare fatto di calcolo, di affetto e di riconoscenza, quello che ci rivela il distrutto ponte di Quarona.

                                                       GIAN LUIGI SELLA

Articolo  uscito su Valsesia Libera (Corriere Valsesiano) nel 1946

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